
Demetra e Persefone
Demetra e Persefone
La scelta e la nascita del femminile adulto
I miti costituiscono una delle più antiche e potenti forme di narrazione attraverso cui l’umanità ha cercato di dare senso ai passaggi fondamentali dell’esistenza. Essi non descrivono semplicemente eventi, ma traducono in immagini simboliche dinamiche psichiche profonde, universali e trans-culturali. In questo senso, i miti possono essere letti come mappe dell’inconscio collettivo, capaci di illuminare i processi di trasformazione che accompagnano ogni essere umano nel corso della vita.
La mitologia greca, per la cultura occidentale, rappresenta una fonte privilegiata di tali immagini archetipiche. Il mito di Demetra e Persefone, legato ai Misteri Eleusini, affronta in modo particolarmente denso il tema della trasformazione del femminile nel passaggio dalla fanciullezza alla maturità, mettendo in scena la necessità della separazione dal femminile materno e l’integrazione degli opposti vita–morte, luce–ombra, dipendenza–autonomia.
Demetra, dea della fertilità, della terra coltivata e del nutrimento, incarna l’archetipo del femminile materno generativo, la cui identità è profondamente intrecciata alla funzione del dare, del nutrire e del proteggere. La sua esistenza è interamente orientata alla figlia Persefone: con lei la terra fiorisce, senza di lei si inaridisce. Questa relazione, pur carica di amore e abbondanza, è caratterizzata da una forte componente fusionale, che non contempla la separazione.
Persefone, al contrario, rappresenta il femminile fanciullesco, ancora immerso nell’innocenza e nella dipendenza dal materno. Il narciso che la attrae nei campi simboleggia una fertilità ancora immacolata, inconsapevole, che anticipa un desiderio non ancora conosciuto. L’irruzione di Ade — dio degli Inferi — spezza violentemente questo equilibrio: il rapimento introduce Persefone nel regno dell’ombra, dell’ignoto e del desiderio adulto.
Se il rapimento può essere letto come un evento traumatico e non scelto, è fondamentale sottolineare come il nucleo trasformativo del mito non risieda in esso, bensì nel progressivo mutamento della posizione psichica di Persefone. Negli Inferi, la fanciulla entra in contatto con una dimensione altra rispetto al materno: il maschile oscuro, la sessualità, la morte come trasformazione. Ade incarna quella parte della psiche che spinge verso l’autonomia, la differenziazione e la conquista del desiderio, anche quando questo comporta dolore e perdita.
Il momento decisivo del mito è rappresentato dal gesto di Persefone che, prima di lasciare gli Inferi, sceglie consapevolmente di mangiare i chicchi di melograno, nonostante il divieto materno. Questo atto ha un valore simbolico altissimo: Persefone non è più soltanto oggetto di contesa tra divinità, ma soggetto della propria trasformazione. Mangiare il melograno significa accettare una fertilità matura, sessuata e ciclica, profondamente diversa dalla purezza indifferenziata del narciso.
La scelta di Persefone implica una quota di aggressività sana e necessaria: ogni processo di individuazione richiede una rottura con il femminile materno, con le sue aspettative, i suoi bisogni e la sua tendenza a trattenere. Separarsi da Demetra significa per Persefone rinunciare all’eterna primavera dell’infanzia per assumere il rischio dell’autonomia. Allo stesso tempo, Demetra è costretta a confrontarsi con il limite della funzione materna: non può più essere l’unica fonte di vita e senso per la figlia.
La conseguenza della scelta di Persefone è l’istituzione della ciclicità: sei mesi sulla terra e sei mesi negli Inferi. Questa alternanza non rappresenta una punizione, ma una nuova forma di equilibrio. Persefone diventa mediatrice tra i mondi, regina della vita e della morte, custode dei misteri del divenire. Demetra, dal canto suo, accetta una maternità non più fusionale, ma ritmata dall’assenza e dalla perdita.
Il mito ci restituisce così una visione del femminile non riducibile né alla sola maternità né alla sola seduzione, ma capace di tenere insieme nutrimento e separazione, luce e ombra. La piena realizzazione del femminile passa attraverso la possibilità di scegliere, di desiderare e di abitare la ciclicità dell’esistenza. Persefone, attraverso il suo gesto, diventa simbolo di un femminile individuato, che nasce non dall’evitamento dell’oscurità, ma dalla sua integrazione consapevole
